Quello delle seiediciassette

Per prendere quello delle seiediciassette ti devi svegliare quando gli altri si tirano il piumone fino al naso e si girano dall’altra parte, perché tanto é presto.

Ti vesti a memoria, al buio per non disturbare, in fretta, il riscaldamento é ancora spento e il clima della bassa non perdona.

Magari leghi la bicicletta fuori da una di quelle stazioni in mezzo al niente, tutte bianche perché la nebbia é gelata e tu ti senti il protagonista di un film neorealista russo, ma sei più stanco e più incazzato.

Oppure lasci una macchina, piccola ma accessoriata, di quelle economiche che peró stai ancora pagando le rate.

Se sei fortunato hai qualcuno che ti porta fino all’entrata. Forse una madre più stanca e incazzata di te, che poi si intenerisce e ti dá un bacio sulla testa, proprio vicino a quel ciuffo esagerato che dice di odiare.

Buona giornata tesoro. Buona giornata un cazzo pensi.

Poi guardi il tabellone, potresti accettare scommesse. Il ritardo di almeno mezz’ora lo danno a due.

Intanto ti si ghiacciano i piedi e il cuore e ti chiedi,come sempre, se ne vale la pena.

Poi il treno arriva, l’odore acre di sedili vecchi e di gente triste ti buca il cervello.

Abiti in un paesino dimenticato da dio e dai suoi angeli ma almeno sali per primo e trovi un posto in cui rannicchiare la vita.

Piú avanti arriva il mondo e satura ogni spazio.

C’è una ragazza con i capelli viola e un piercing sulla lingua e un ragazzo di colore, grande come una montagna, che sa di spezie. Una signora dell’est con una borsa di finta pelle rosa e la crescita bianca sui capelli di stoppa gialla. Una donna dal viso gioviale che te la immagini ridere in una balera in Romagna. C’è un signore con una brutta giacca dal taglio disattento e una ventiquattrore lisa sugli angoli. Studenti con zaini enormi. Uno vicino a te sottolinea un libro di ingegneria, forse analisi uno.

Chiudi gli occhi, puoi dormire ancora un po’ prima che la campagna lasci il posto ad una periferia grigiastra.

Il percorso lo sai a memoria, fra un pò vedrai la cupola presuntuosa del San Raffaele e le zone residenziali della Milano che una volta è stata da bere.

E i grattacieli della nuova skyline. Tutte le volte ti lasciano a bocca aperta, ti dici che prima di quelli avrebbero dovuto sistemare i treni e i binari e ti dai del qualunquista, perché in fondo tu in questo sogno qui un po’ ci credi.

E poi senti un gran freddo, più di quando stamattina hai pedalato in fretta nelle vie che riposavano ancora, più di quando il tuo tipo ti ha lasciato, più di quando ti hanno licenziato dopo vent’anni di lavoro, più di quando ti hanno bocciato ad analisi uno, più di quando la signora a cui fai da badante ti ha dato della ladra, più di quando tuo padre voleva buttarti fuori di casa per il piercing, più di quando il barcone con cui sei arrivato ha trovato una tempesta.

Un gran freddo, più di sempre .

E ora puoi finalmente dormire, che il treno non lo perdi più..

Un pensiero su “Quello delle seiediciassette

  1. corriamo tutti incontro al nostro destino: a volte ci stritola, senza pietà.. ma continuiamo a correre, perché davanti a noi c’è (anche) la Vita che ci attende, con i nostri sogni speranze ..il nostro futuro!

    "Mi piace"

Rispondi a Roberta Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...