La corriera per Pavia

Ho lasciato mio figlio in stazione alle sette meno un quarto, come sempre l’ho guardato allontanarsi nel buio, l’andatura impacciata di chi sta ancora prendendo le misure a gambe e braccia cresciute troppo in fretta, la testa china per il freddo, la spalla destra, che ancora fa male, tenuta bassa, in posizione di difesa. L’ho visto darsi il cinque con altri ragazzini assonnati e scontrosi come lui, poi si è tirato su il cappuccio della felpa ed è sparito. Come ogni mattina mi si è stretto il cuore e avrei voluto chiamarlo indietro per dirgli come sono orgogliosa di lui e che, forse, io quella fatica per andare a studiare, alla sua età, non l’avrei fatta. Poi mi sono fermata a fare colazione al solito bar, in un paesino prima del ponte sul Po, i volti segnati dei pensionati che leggono la Gazzetta o la Provincia Pavese mi sono familiari ormai, così come i gesti veloci e ripetuti di chi, come me, deve andare a lavorare a Milano. La corriera per Pavia si ferma proprio davanti al bar, raccoglie gli studenti nei paesi ai piedi delle colline, quelli dove c’è la nebbia, quelli dove i vigneti sono solo un’impressione lontana. Ogni volta mi viene in mente la canzone di Paolo Conte “E i chilometri sono più lunghi perché è grigia la strada ed è grigia la luce e Broni e Casteggio e Voghera sono grigie anche loro…”. Mentre bevo il cappuccio la sento fermarsi, la mia mente registra il suono familiare, penso che è in orario. E poi quel rumore, così forte da togliere il fiato, e corriamo tutti fuori, e abbiamo paura,perché un tonfo così, penetrante, sordo, disumano può farlo solo un corpo contro una macchina. Sotto la luce dei lampioni c’è uno zaino nero, non voglio ancora vedere, non voglio capire. Alzo gli occhi, in mezzo alla strada ci sono libri e quaderni, poi, venti metri più in là un ragazzo steso sul fianco, rannicchiato, gli esce sangue dalla bocca. Qualcuno corre a sostenergli la testa, gli parlano, il silenzio ora è irreale. Il suo nome ripetuto come un mantra, il suo respiro è un rantolo, trema. E questa maledetta ambulanza che non arriva, e le sirene che non si sentono, neppure in lontananza. Guardo mio marito, è pallido, ha le lacrime agli occhi, ci sentiamo così impotenti. Raccolgo lo zaino North Face e poi ad uno ad uno i libri, oggi avrebbe avuto inglese. Mentre lo prendo, un quaderno si apre, rimango a fissare come un’ebete la calligrafia ordinata, gli appunti presi meticolosamente. Dentro allo zaino c’è una bottiglietta di Amuchina. La mente scappa quando la realtà è troppo dura. Inizio a pensare a sua madre, che sicuramente ha paura dei germi e che gli dice di lavarsi le mani e gli mette il disinfettante fra l’astuccio e il diario. Perché noi mamme siamo così, un po’ patetiche, pensiamo di poterli proteggere con un pacchetto di fazzolettini e ci arrabbiamo perché non si coprono, che poi, magari, gli viene un raffreddore. E chissà come si era innervosita la sua mamma questa mattina, perché c’è umido e lui non si è messo le calze e ora,che le vans sono volate lontano nell’impatto, gli vedo le caviglie nude, e penso che avrà freddo. Porto lo zaino a un suo amico, anche lui ha il cappuccio tirato su, i riccioli spettinati che escono a coprire gli occhi arrossati dal pianto. E poi l’ambulanza arriva, e anche l’auto medica e lo intubano e lo portano via. E poi la polizia. L’investitore è poco più di un ragazzo, provo una gran pena anche per lui, che doveva andare a lavorare in fretta ed era stanco ed incazzato come tutti noi, perché il lunedì è una giornata schifosa e quel pulmann non avrebbe mai dovuto sorpassarlo, ma lil destino è bastardo e in cinque secondi tutto cambia e diventa un inferno. E non puoi tornare indietro, frenare in tempo, ricominciare da capo. E adesso non riesco a pensare ad altro, e prego a modo mio. Penso a mio figlio, che alle sei è uscito , con lo stesso zaino e lo stesso umore, e voglio tornare a casa, abbracciarlo forte, anche se lui un po’ si vergogna, e mi viene anche da piangere, poi penso che gli devo mettere dei fazzoletti nello zaino e dirgli di coprirsi bene, perché la vita è meravigliosa, ma a volte si alza un vento gelido…

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